Politiche sociali e per la salute

POLITICHE PER LA SALUTE E POLITICHE SOCIALI

San Giovanni Valdarno e la sua comunità cittadina intendono riaffermare e sostenere in ogni ambito della vita sociale politica ed economica della collettività una visione globale della salute ispirata ai principi di uguaglianza, solidarietà e fratellanza tra gli individui ed i popoli, trasferire l’attenzione ai bisogni dei cittadini dalla virtualità delle affermazioni proprie del frasario della politica al campo dell’azione politica, lavorare per costruire una idea comune e condivisa nel valdarno sulle politiche sociali.

Questo scopo si promuove sviluppando politiche integrate nella consapevolezza che le politiche del welfare sono il risultato non solo delle politiche sanitarie ma anche, per esempio, delle politiche nel settore ambientale, economico, infrastrutturale, della cultura e dello sport, della casa, del lavoro, della scuola.

Le Politiche sanitarie, sociosanitarie, e del welfare in generale, dovranno essere attuate attraverso scelte in cui la persona sia messa al centro del progetto e delle scelte che esso prevede.

L’attuale situazione di crisi economica è causa ed effetto di un diffuso senso di precarietà e d’incertezza che attraversa più generazioni.

L’attenzione alle politiche del “welfare” resta allora, a maggior ragione, oggi più che nel passato, un elemento centrale e qualificante dell’azione politica-amministrativa di un Comune.

In questo quadro, è indispensabile una riflessione politica che interpreta i bisogni della società, li analizza e cerca di risolverli nell’armonia con le risorse disponibili e con la capacità di disegnare priorità ed attenzioni, insieme alle componenti della società stessa.

Per questo, la forma e la struttura tradizionale dell’assessorato dovranno essere oggetto di una profonda rivisitazione rivedendone impianto, organigramma, e, soprattutto, creando un maggior coordinamento tra i vari assessorati che concorrono comunque al successo reale delle politiche sociali. Allo stesso tempo va ripensata la configurazione della struttura tecnica, specializzandola e potenziandola, dotandola di maggiore capacità di progettazione e di controllo rispetto a quella attuale.

In questo campo più che in altri dovremo guardare oltre i confini comunali; fare in modo che i protocolli d’intesa sottoscritti negli anni trovino attuazione e si arrivi ad una vera “gestione associata dei servizi sociali” dei dieci Comuni valdarnesi. Ciò garantirà tre obbiettivi: razionalizzazione delle risorse, uniformità di accesso ai servizi, uniformità di risposte ai bisogni dei cittadini.

SANITA’

L’attenzione della prossima Amministrazione sulle politiche della Sanità dovrà tener conto di un modificato quadro di riferimento normativo regionale che, dopo l’approvazione del Piano Sanitario Regionale, ha previsto un diverso approccio alla tematica mettendo al centro dell’azione le politiche della prevenzione.

Ciò significa, ancora più di prima, che sanità è non solo ospedale, ma politiche del territorio. Compito della prossima amministrazione sarà quello di verificare il corretto equilibrio nella destinazione complessiva delle risorse sul territorio provinciale.

Questo non deve però distrarre il nostro interesse dalla difesa della funzione fondamentale di “Presidio”, che l’ospedale della Gruccia riveste per la comunità valdarnese. Ciò significa fornire a quel presidio le giuste risorse, le adeguate professionalità, un più elevato livello delle prestazioni e della qualità dei servizi, una “mission” idonea per soddisfare un bacino di utenza come quello del Valdarno, che ha proprie peculiarità sia per dimensioni che per tipologia di problematiche.

Bisogna intervenire sulle liste d’attesa e tenere sotto costante controllo la loro adeguatezza a degli standard soddisfacenti.

In questo senso, bisogna operare per restituire alla Conferenza dei Sindaci i compiti di indirizzo e controllo che necessita.

Per fare questo dovremo agire in due direzioni: una sulla necessità della stessa Conferenza di ricominciare a parlare di politiche sanitarie vere, l’altra chiedendo alla Regione di rendere più chiare quelle competenze. L’azione del Direttore Generale deve essere ricondotta al ruolo di gestione che gli viene affidato dalla legge, garantendo che la programmazione ed il controllo del raggiungimento degli obbiettivi sia restituito a chi ha ricevuto il mandato dai cittadini. In questo senso si ritiene necessario l’istituzione di una Commissione Consiliare specifica che affianchi il Sindaco e la Giunta nelle funzioni di monitoraggio della vita e delle funzioni dell’ospedale.

La prossima legislatura vedrà anche nel Valdarno la nascita della Società della Salute che, terminata la fase sperimentale, troverà applicazione come modello di programmazione socio-sanitaria. In questo quadro, San Giovanni Valdarno si adopererà perché ciò produca un reale coordinamento e una corretta razionalizzazione delle risorse, con l’obbiettivo di elevare la qualità delle prestazioni..

WELFARE

Il degrado sociale, i nuovi bisogni, le condizioni di povertà e d’indigenza crescono, mutano, cambiano aspetto con velocità non controllabili; i soggetti interessati mutano nell’età, nell’appartenenza sociale, nella provenienza geografica.

L’azione di governo parte dunque dalla necessità di una ricognizione conoscitiva, il cui pernio dovrà essere un costante monitoraggio dei bisogni sul territorio.

Per questo servono mezzi e risorse ma, anche nel quadro di una sicura diminuzione delle risorse economiche, sarà fondamentale riscrivere il rapporto con l’associazionismo ed il volontariato in una logica di vera sussidiarietà, senza interferenze, ma con sinergie indirizzate alla conoscenza dei bisogni, la loro specialità, la loro complessità.

Il traguardo è la costruzione di una “rete” in cui le informazioni possano correre, essere scambiate, essere lette ed interpretate, così da essere funzionali all’adeguamento delle politiche sociali “in corso d’opera” sulla base delle nuove necessità.

A questo processo non potrà mancare la ricerca di un nuovo rapporto con le realtà economiche e finanziarie (banche, assicurazioni ecc.); l’azione amministrativa dovrà fare sentire tutto il proprio peso per qualificare la loro “spesa sociale”, raccordarla con la rete dei bisogni, indirizzarla più verso gli interessi generali che non quelli della propria esclusiva immagine. In questa direzione potremo sperimentare la funzione del “microcredito” come forma i ausilio per le famiglie più povere e bisognose.

Le nuove emergenze, la forte richiesta di aiuto che proviene dalla società sangiovannese, la scientificità delle questioni specifiche, la loro complessità, la nuova composizione della società, il forte incremento della categoria degli anziani, lo sviluppo di patologie specifiche che si affacciano anche in strati sociali ed in fasce di età sin qui lontane da certi problemi,impone alla politica sociale un profondo mutamento di metodi che non potrà essere attuato senza una implementazione della qualità e quantità delle risorse umane.

Serve una progettualità attenta alle novità, capace di produrre analisi e diagnosi, di leggere il territorio; serve una capacità della struttura operativa di attuare gli indirizzi politici, di gestire al meglio le poche risorse economiche ed umane, di creare le condizioni per il coinvolgimento di soggetti istituzionali, di sviluppare processi di sintesi con le realtà territoriali del valdarno e della provincia.

La ricerca delle necessarie professionalità rappresenta quindi una priorità che consentirà di mantenere nella politica il ruolo dell’indirizzo e del controllo. Di qui la necessità di ripensare l’organigramma sia in senso quantitativo che qualitativo, dotandolo di una capacità dirigenziale di cui si avverte decisamente la mancanza, in grado di rappresentare, proprio sul tema della creatività e della tecnica, un reale valore aggiunto all’azione amministrativa sin qui spesso costretta ad una azione di supplenza di una struttura non all’altezza delle necessità. In questo senso va modificato l’approccio alle problematiche, individuando i bisogni e costruendoci addosso le risposte da fornire alla popolazione. Una maggiore attenzione ai bisogni della disabilità e degli anziani passano attraverso l’individuazione di spazi per il controllo diurno, che liberi le famiglie per i tempi di vita e di lavoro e la predisposizione di un albo dove trovare le adeguate competenze per il lavoro di cura domestico. Ciò significherebbe maggiore garanzia di professionalità, che può essere accresciuta anche attraverso specifici percorsi formativi.

Sul versante della disabilità sarà necessario dare il via al progetto di costruzione del “Dopo di Noi” che rappresenta la risposta adeguata ai bisogni di tante famiglie con disabili adulti e genitori ormai anziani.

Fondamentale sarà poi lo sviluppo di politiche della casa che consentano l’accesso agli strati più deboli attraverso nuove forme di rapporti con l’imprenditoria privata, tenendo sempre presente che la possibilità di attuare programmi sociali attraverso risorse private dovrà essere attuata solo in parallelo ad una concreta possibilità da parte del pubblico di esercitare il controllo di merito prima, durante, e, soprattutto, dopo l’attuazione delle intese.

L’azione pubblica dovrà mantenere una priorità assoluta nella gestione dei servizi sociali alla persona quale elemento di garanzia di una visione non solo economica o aziendalistica; una visione in cui l’esercizio della razionalizzazione delle risorse, della qualificazione della spesa, delle scelte anche difficili sia sempre orientato solo all’interessa dei cittadini.

L’associazione del “privato” nei servizi alla persona non può però essere più letta solo come spartiacque tra una politica genericamente di sinistra ed una opposta. Tale associazione esiste già di fatto (si veda il ruolo delle cooperative) ed è comunque legata a processi legislativi di carattere nazionale e regionale (la finanza di progetto) che non potranno essere disconosciuti.

Il problema non è una divisione ideologica attorno all’icona del “pubblico”. Il problema vero è l’individuazione dei bisogni, la definizione delle risorse e, soprattutto, lo spostamento dell’azione pubblica, finalmente qualificata ed autonoma, sul terreno della programmazione e del controllo. Quest’ultimo aspetto richiede forti energie, politiche prima di tutto, perché il controllo è, prima che un fatto tecnico, un indirizzo, un impegno, che la politica deve assumere .

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