Testamento biologico

novembre 25th, 2009 § 2 commenti

La Sinistra per San Giovanni, insieme a Italia dei Valori, Partito Democratico e Cresce San Giovanni Cresce il Valdarno presenterà domani in Consiglio Comunale una mozione per l’istituzione di un registro comunale per la raccolta e la conservazione dei testamenti biologici, cioè quegli atti che si possono sottoscrivere finché si gode di buona salute affinchè sia rispettato il nostro diritto alla scelta di usufruire o meno di un trattamento medico anche quando le nostre condizioni fisiche potrebbero impedirci di scegliere.

Noi condividiamo l’idea che le persone che si vengano a trovare in stato vegetativo permanente, e che non possano pertanto esprimere il loro consenso o dissenso ad una cura o ad un trattamento medico, come ad esempio l’idratazione artificiale, abbiano lo stesso diritto di coloro che invece questa scelta la possono fare perché, semplicemente, la possono esprimere sul momento: è vero infatti che la nostra Costituzione garantisce all’art. 32 che “Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge“.

Almeno al momento di morire, speriamo  si possa essere tutti uguali.

Di seguito, alcuni passaggi fondamentali della mozione.

La “Dichiarazione di volontà anticipata per i trattamenti sanitari” (con la denominazione di “Living will”) è stata introdotta per legge negli Stati Uniti nel 1991 e in molti paesi dell’Unione Europea, anno in cui la maggior parte dei paesi occidentali ha legiferato in materia. Dove non esiste ancora una legge specifica, vi è però una giurisprudenza costante che riconosce valore ai testamenti biologici.

La carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, sancisce che il consenso libero ed informato del paziente all’atto medico è considerato come un diritto fondamentale del cittadino afferente i diritti all’integrità della persona (titolo 1, Dignità, art. 3 Diritto all’integrità personale).

(….)

La Convenzione sui Diritti Umani e la biomedicina di Oviedo del 1977, ratificata dal Governo Italiano ai sensi della Legge n° 145 28 marzo 2001, sancisce all’art.9 che ” i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento non è in grado di esprimere la propria volontà, saranno tenuti in considerazione“.

In assenza di una normativa nazionale in materia esistono, in vario modo formulate, le dichiarazioni anticipate di volontà dei trattamenti di natura medica, nelle quali ogni cittadino interessato può esprimere la propria volontà di essere o meno sottoposto in caso di malattie o traumatismi cerebrali che determinino una perdita di coscienza definibile come permanente ed irreversibile a trattamenti terapeutici comprese l’idratazione e l’alimentazione forzate e artificiali in caso di impossibilita’ ad alimentarsi autonomamente; dichiarazioni che moltissimi cittadini hanno già sottoscritto e depositato presso notai di fiducia.

In questo scenario, al Comune e al Sindaco nella sua veste di massima autorità sanitaria possono far capo iniziative volte ad introdurre il riconoscimento formale del valore etico delle dichiarazioni anticipate di trattamento di carattere sanitario.

Il TAR del Lazio,con Sentenza, Sez. III, 12/09/2009, n. 8650 relativa al Caso Englaro specifica che il diritto di rifiutare i trattamenti sanitari è fondato sulla disponibilità del bene “salute” da parte del diretto interessato e sfocia nel suo consenso informato ad una determinata prestazione sanitaria.

Da tale premessa consegue che i pazienti in Stato Vegetativo Permanente, che non sono in grado di esprimere la propria volontà sulle cure loro praticate o da praticare e non devono, in ogni caso, essere discriminati rispetto agli altri pazienti in grado di esprimere il proprio consenso possano, nel caso in cui la loro volontà sia stata ricostruita, evitare la pratica di determinate cure mediche nei loro confronti.

Conseguentemente la verifica circa l’obbligatorietà della prestazione sempre e comunque di trattamenti sanitari anche nell’ipotesi di accertata volontà contraria del paziente attiene al diritto della dignità umana che, ai sensi dell’articolo 1 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, deve essere tutelata.

La mozione impegna il sindaco e la giunta:

1. a porre in essere – per le motivazioni espresse in narrativa -tutti gli adempimenti necessari all’istituzione di un registro che raccolga i testamenti biologici, al fine della raccolta e conservazione degli stessi, e a porre in essere tutti gli adempimenti necessari alla sua istituzione

2. a dare atto che tale registro è riservato ai cittadini residenti nel Comune di San Giovanni Valdarno e ha come finalità la raccolta e conservazione dei testamenti biologici con lo scopo di garantire la certezza della data di presentazione e la fonte di provenienza, ed in ogni caso custoditi in modo da garantire adeguata riservatezza alle informazioni ivi contenute. – ordinati per numero progressivo;

3. a dare altresì atto che tale registro sarà tenuto presso l’Ufficio Anagrafe del Comune di San Giovanni Valdarno e raccoglierà i testamenti biologici redatti esclusivamente secondo lo schema di atto appositamente predisposto da questa amministrazione;

4. a demandare ai Responsabili dell’Area Affari Generali e Istituzionali, di concerto con il Segretario Generale, l’adozione delle singole modalità operative per l’attuazione in concreto di quanto disposto nei precedenti punti;

5. a dare massima diffusione all’istituzione di suddetto registro, tramite il ricorso ai canali di comunicazione a disposizione dell’amministrazione comunale;

6. a trasmettere copia della presente mozione ai sindaci dei Comuni del Valdarno, ai Presidenti di Provincia e Regione, nonchè ai Presidenti di Camera e Senato.

La nostra mozione sull’acqua

novembre 24th, 2009 § Lascia un commento

IL CONSIGLIO COMUNALE

VISTO

che la gestione del servizio idrico integrato in Italia è attualmente normata dall’art. 23bis della L.133/2008 che prevede, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali, tra cui esplicitamente il servizio idrico, a imprenditori o società mediante il ricorso a gara, imponendo forzatamente la presenza di privati

VISTO

il recente art. 15 del D.L. 135/2009 che ha modificato l’art. 23bis della L.133/2008 e in corso di conversione alla Camera dei Deputati, muove passi ancor più decisi verso la privatizzazione dei servizi idrici e di altri servizi pubblici, prevedendo:
- l’affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite, individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 30%;

- la cessazione obbligatoria alla data del 31 dicembre 2011 dell’affidamento per qualsiasi altra forma di gestione che non si conformi alla disciplina di cui sopra e l’impossibilità di prevedere altre forme di gestione dall’entrata in vigore di tali disposizioni;

CONSIDERATO

che in tutto il territorio nazionale una rete associativa cui aderiscono più di ottanta organizzazioni nazionali e più di mille comitati territoriali, accomunati dalla consapevolezza dell’importanza dell’acqua come bene comune e diritto umano universale, dalla necessità di una sua salvaguardia per l’ambiente e per le future generazioni, sta sottoponendo all’attenzione della cittadinanza e della società civile un appello al ritiro del decreto e una serie di proposte volte alla riappropriazione sociale del bene acqua e alla promozione, attraverso gli Enti Locali, di una gestione pubblica e partecipativa dei servizi idrici;

CONSIDERATO

che l’entrata in vigore delle disposizioni normative di cui sopra rappresenta un chiaro scavalcamento dei poteri degli enti locali e in particolare dei propri organi eletti dai cittadini in merito alle forme di erogazione di servizi essenziali;

CONSIDERATO

che la gestione privatistica del servizio idrico comporta la violazione di un concetto inviolabile che annovera l’acqua come un diritto universale e non come merce, perché espropria l’acqua potabile dal controllo degli Enti locali e dei cittadini, perché consegna al mercato l’acqua con tutte le ripercussioni sociali che questo può generare;

IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA

1) a intraprendere tutte le azioni opportune al fine di contrastare i provvedimenti previsti dall’art. 23bis della L.133/2008, come modificato dall’art. 15 D.L 135/2009 in corso di conversione alla Camera dei Deputati, che condurranno alla messa a gara della gestione del servizio idrico integrato ed alla obbligatoria presenza dei privati nella gestione del servizio idrico dal 2011;
2) a intraprendere tutte le azioni opportune nelle associazioni rappresentative degli enti locali e nelle sedi di confronto col Governo nazionale, al fine di affermare il potere degli enti locali e dei propri organi eletti dai cittadini di determinare le modalità di gestione di servizi essenziali alla collettività quale il servizio idrico secondo l’autonomia conferita dall’art.114 della Costituzione e dall’art.117 per le competenze regionali;
3) a riconoscere il Diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico;
4) a riconoscere il servizio idrico integrato come un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica impegnandosi ad inserire questo principio nel proprio Statuto Comunale in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, la cui gestione va quindi attuata attraverso un Ente di Diritto pubblico;
5) a sottoporre all’assemblea dell’Ambito Territoriale Ottimale le proposte sopra richiamate per valutare iniziative comuni;
6) a informare il Consiglio Comunale entro 30 (trenta) giorni.

Il Capogruppo

Gruppo Consiliare La Sinistra per San Giovanni

Adria Gauni

San Giovanni Valdarno, 19/11/2009

ACQUA: SOMMERGIAMOLI DI MAIL!

novembre 15th, 2009 § Lascia un commento

p1010027L’acqua non deve diventare una merce fonte di profitto. Questa è la nostra posizione, e crediamo fermamente che ogni gruppo che si dica “di sinistra” abbia il dovere di sostenere questa posizione, facendo seguire i fatti alle parole ORA.

Abbiamo già chiarito, nell’ultimo post, cosa succede quando un bene, o un servizio, diventa fonte di guadagno per gruppi economici: una fitta ragnatela di enti si posiziona intorno al bene, o al servizio, che diventa non più un bene tutelato, o un servizio per il bene della comunità, ma una vacca grassa da cui succhiare risorse. Praticamente impossibile, in questi casi, smettere di succhiare e far prevalere l’interesse dei cittadini, quando questo non corrisponda all’interesse economico.

Per questo è importante informarsi per tempo e schierarsi con forza contro il dl 135/09 che se convertito in legge, sottrarrà ai cittadini ed alla sovranità delle Regioni e dei Comuni l’acqua potabile di rubinetto.

E’ importante agire ora, riprendere controllo delle nostre istituzioni e tutelare il bene fondamentale per eccellenza dell’umanità.

Qui trovate il testo della mail con gli indirizzi dei parlamentari a cui inviare le vostre mail di protesta: http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article6724

Segue qui sotto una guida all’analisi dei documenti parlamentari predisposta dal Comitato Acqua di Arezzo.

“Al seguente link trovate tutto l’iter parlamentare del dl 135/09 (con focus su Art. 15) (http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article6742): schede sul decreto del Servizio Studi della Camera, i resoconti delle sedute della Commissione Affari Costituzionali della Camera e gli emendamenti presentati.

Da leggere con attenzione il resoconto della seduta del 12 Novembre (da pag. 6 a pag. 18 del file ResocontiComm.Aff.Cost.Camera.pdf), quando la discussione è entrata nel merito del decreto e degli emendamenti.

Si riesce a capire bene quanto sia profonda l’ignoranza in materia e come al centro dello scontro ci sia quasi esclusivamente l’Art. 15 e il servizio idrico. Il presidente della Commissione aveva richiesto la presenza del Ministro Ronchi (in particolare per l’Art. 15), che però, almeno per la prima parte, è stato impossibilitato a partecipare per altri impegni. Era presente il Ministro Fitto.

Questo rende l’idea di quanto temano possibili “imboscate”, infatti in Commissione al Senato non era stata richiesta la presenza di alcun Ministro. Anna Maria Bernini Bovicelli (PdL), la relatrice, ha invitato al ritiro di tutti gli emendamenti
presentati, avvertendo che, diversamente, il parere deve intendersi contrario.

C’è inoltre un passaggio che riguarda gli affidamenti “in house” che [...] rimane oscuro (pag. 14 stesso file – Intervento di Zeller e risposta di Ronchi). Comunque tutti gli emendamenti sono stati respinti, probabilmente diversi verranno ripresentati in aula.

In sostanza: il PdL mente spudoratamente sui reali motivi che hanno portato a questo decreto, l’Udc supera a destra il PdL, il Pd fa la solita finta opposizione e l’IdV stenta ad essere credibile come difensore dell’acqua.

In conclusione, un’altra buia pagina per il nostro paese”.

Lunedì alle ore 14.00 inizia il dibattito in aula alla Camera: SOMMERGIAMOLI DI MAIL!
Lunedì 16 e Martedì 17 Novembre mail bombing su tutti i Deputati

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